Angelo Colagrossi

Angelo Colagrossi nasce a Roma nel 1960, dove tuttora vive e lavora. In giovanissima età si dedica per alcuni anni al disegno presso lo studio del pittore siciliano Valente Assenza, xilografo e scultore di formazione classica. Frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, allora diretta da Giulio Turcato, e si iscrive poi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma laureandosi in Studi storico-artistici.

La sua attività espositiva ha inizio a Roma nel 1986 con una personale a Palazzo Valentini. Da allora, sue mostre personali si sono tenute in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’estero. Nei primi anni di attività artistica, la sua pittura è stretta nel connubio tra il disegno di grandi corpi di donna – a carbone steso con le mani – e l’uso avaro del colore, sostanzialmente grigi, neri e qualche rosso, nella direzione di un lirismo significante. Alla fine degli anni Ottanta, la sua famiglia si trasferisce a Sana’a, nello Yemen, e l’artista, dopo una permanenza nel Paese, rimane affascinato dalla cultura mediorientale e successivamente da quella orientale. Tale fascinazione comparirà poi largamente in forma di citazioni nella sua produzione pittorica, su tela e su carta, in particolare a partire dagli anni Duemila. All’inizio dei Novanta, spinto dal desiderio di allontanarsi dalla città, inizia a lavorare nella sua casa di campagna a Todi, dove nascono molte tematiche e cicli pittorici. Tra questi si ricordano i primi Alberi d’argento, i Pc e le prime Sagome, tutt’ora largamente presenti nella sua poetica. Tra le esposizioni di questo periodo ricordiamo la mostra personale a Palazzo Acito di Sasso Barisano vicino Matera e la partecipazione alla collettiva L’Arte a Roma, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma negli spazi dell’Ex Mattatoio di Testaccio. Dalla fine di quel decennio, la pittura di Colagrossi comincia a subire un cambiamento strutturale che, lentamente, si radicalizza verso forme sintetiche dove il linguaggio si semplifica fino all’eliminazione di alcuni decori che avevano caratterizzato il suo percorso precedente. Tale semplificazione si manifesta già nell’uso delle carte, supporti che gli hanno consentito di attuare quel valore di sottrazione iconografica arrivando, così, a una sintesi nelle composizioni.

Negli anni Duemila inizia il ciclo Molto moltissimo anzi troppo, nucleo di opere di grandi dimensioni che segnano una svolta con il passato, dando inizio a una nuova fase pittorica. Quantità eccessive di oggetti e di merci, simbolo del mondo dei consumi, cadono nel vuoto stagliandosi su fondali piatti, bidimensionali. L’azzeramento della terza dimensione acquisisce metaforicamente il significato della perdita della dimensione del passato e del futuro, riducendo tutto ad un qui ed ora. Sono di questi anni, tra le tante, le mostre presso la Sala Freccia Alata di Alitalia dell’Aeroporto Milano Malpensa, la sede della società KPMG di Berlino, la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, e a Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno. È invitato, inoltre, ai Premi Sulmona, Morlotti, Michetti, Ferrazzi e Campomarino e a importanti collettive tra le quali si citano quelle presso il Ministero degli Affari Esteri a Roma, il Gezira Art Center de Il Cairo, il Creativity Art Center di Alessandria d’Egitto. Nel 2011, insieme ad altri artisti italiani, viene invitato ad Hangzhou nell’ambito di un gemellaggio culturale tra Italia e Cina che produrrà due mostre collettive, una presso la Hen Lu Gallery di Hangzhou e l’altra presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Dalle suggestioni riportate da questo viaggio si precisa, nell’artista, un interesse per la ceramica, già scoperto precedentemente in Sicilia, che si concretizza nella realizzazione di un ciclo di Sagome in terracotta smaltata. Lo stesso tema viene ripreso nel 2014, nell’ambito di un progetto curato dall’antropologo Giorgio de Finis che vede coinvolti molti artisti italiani e stranieri, su una delle due grandi pareti dipinte al MAAM di Roma, Museo dell’Altro e dell’Altrove, dove figure femminili mute dai profili occidentali, africani e orientali sottolineano un interesse preciso dell’artista per le differenze, le varietà così fortemente messe in crisi dalla dimensione globalizzata della società. Nel 2015 Colagrossi torna in Cina per una residenza a Ningbo, nell’ambito del progetto One Belt and One Road, e espone presso il Ningbo City Exhibition e il Jiangbei Art Culture Center. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private.

Opere uniche

Opere grafiche

Angelo Colagrossi / Miaserigrafia | Come nasce una serigrafia